San Sperate, grande successo per l’apertura di “Sant’Arte”. La Casa Museo di Pinuccio Sciola è tornata a vivere con Padre Antonio Spadaro

Una partecipazione straordinaria ha accompagnato l’inaugurazione del festival promosso dalla Fondazione Pinuccio Sciola. Venerdì 29 maggio la Casa Museo di Pinuccio Sciola, in via Enrico Marongiu a San Sperate, è stata aperta eccezionalmente al pubblico per inaugurare il festival “Sant’Arte” con Padre Antonio Spadaro.

Il portone della Casa Museo di Pinuccio Sciola si è riaperto e, con esso, è tornato a vivere uno dei luoghi più emblematici dell’arte contemporanea in Sardegna. Venerdì pomeriggio, in occasione dell’inaugurazione del festival “Sant’Arte”, promosso dalla Fondazione Pinuccio Sciola, la storica abitazione di via Enrico Marongiu ha accolto centinaia di persone in quella che è stata un’apertura straordinaria, resa possibile per presentare il progetto di recupero e musealizzazione della casa dell’artista. Attualmente la Casa Museo non è ancora visitabile e sarà restituita stabilmente al pubblico al termine degli interventi previsti.

L’iniziativa ha rappresentato uno dei momenti più significativi dell’intero festival, non solo per il valore simbolico della riapertura, ma perché ha permesso alla comunità di riappropriarsi, anche solo per un giorno, di un luogo che per decenni è stato laboratorio di idee, officina creativa e punto di riferimento internazionale per artisti, architetti, filosofi, uomini di scienza e protagonisti della cultura.

Entrare nuovamente in quella casa ha significato ripercorrere il mondo di Pinuccio Sciola attraverso gli spazi in cui prendevano forma le sue intuizioni artistiche, dove le Pietre Sonore dialogavano con la natura e dove ogni incontro diventava occasione di confronto. Era una casa aperta, nella quale l’arte usciva dai confini dello studio per trasformarsi in esperienza condivisa, in relazione umana, in costruzione di comunità.

Ad impreziosire l’appuntamento è stata la presenza di Padre Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, accolto con un lungo applauso dal numeroso pubblico presente. Gesuita, teologo, scrittore e intellettuale tra i più autorevoli del panorama internazionale, Spadaro ha proposto una riflessione sul rapporto tra arte e spiritualità, evidenziando come la creatività rappresenti uno dei linguaggi privilegiati attraverso cui l’uomo ricerca senso, bellezza e trascendenza.

Un intervento che ha dialogato idealmente con l’intera opera di Sciola. Lo scultore di San Sperate non ha mai concepito l’arte come semplice esercizio estetico, ma come forza capace di generare relazioni, trasformare gli spazi, mettere in comunicazione le persone e creare nuovi orizzonti di pensiero. Le sue pietre, rese vive dal suono, erano il simbolo di una materia che continua a parlare e a costruire legami.

Non è stato casuale, dunque, che il festival abbia assunto proprio il nome immaginato dallo stesso artista: “Sant’Arte”, una parola-manifesto che racchiude la sua visione del mondo.

 

«Ci vorrebbe una festa come quella che si fa ai santi. La festa di Sant’Arte, l’unica festa del calendario da festeggiare tutti i giorni dell’anno perché è l’unica festa che salva l’uomo dall’appiattimento mentale.»

 

Una frase che ha accompagnato idealmente tutta la serata e che oggi diventa il manifesto di una manifestazione nata per proseguire il pensiero di Sciola attraverso il confronto tra discipline, linguaggi e generazioni.

L’incontro inaugurale si è aperto con la presentazione del progetto di recupero e musealizzazione della Casa Museo. L’architetta Paola Mura, insieme a Tomaso Sciola e Maria Sciola, ha illustrato il percorso che consentirà di restituire definitivamente questo luogo alla collettività, trasformandolo in uno spazio permanente dedicato alla memoria, alla ricerca, alla formazione e alla produzione culturale.

L’obiettivo non è soltanto conservare la casa dell’artista, ma farne un centro vivo, capace di raccogliere e rilanciare l’eredità di Pinuccio Sciola, mantenendo intatta quella vocazione all’accoglienza che ne aveva fatto un punto di riferimento internazionale. Tra quelle mura sono passati negli anni artisti, scienziati, musicisti, architetti, scrittori e studiosi provenienti da tutto il mondo, attratti da una visione dell’arte intesa come strumento di dialogo e di crescita collettiva.

L’emozione è stata palpabile per tutta la durata dell’incontro. Molti dei presenti hanno rivissuto ricordi personali legati all’artista, mentre altri hanno avuto l’occasione di scoprire per la prima volta gli ambienti nei quali Sciola progettava le sue opere e immaginava un futuro in cui arte, natura e società potessero dialogare senza barriere.

La straordinaria partecipazione di pubblico ha confermato quanto il legame tra Pinuccio Sciola e la sua comunità sia ancora oggi profondamente vivo. Ma ha anche dimostrato come il suo messaggio continui a parlare ben oltre i confini della Sardegna, richiamando studiosi, appassionati e protagonisti del mondo della cultura.

Il festival, dedicato quest’anno al tema delle “Connessioni urbane”, è così iniziato sotto i migliori auspici. La riapertura della Casa Museo ha restituito, anche solo per una giornata, il cuore pulsante del pensiero di Sciola: un luogo nel quale l’arte non è mai stata contemplazione passiva, ma occasione di incontro, partecipazione e trasformazione sociale. È da qui che il suo messaggio riparte, con l’ambizione di continuare a generare connessioni, proprio come accadeva quando quel portone era quotidianamente aperto al mondo.

Un ringraziamento particolare va alla Regione Autonoma della Sardegna e alla Fondazione di Sardegna, il cui sostegno ha reso possibile il percorso che ha portato alla realizzazione della Casa Museo.

Grazie a tutte le persone che hanno partecipato e condiviso con noi questo importante momento. La vostra presenza ha confermato quanto sia vivo il desiderio di custodire e tramandare il patrimonio culturale che Pinuccio Sciola ci ha lasciato.

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Archivio Fondazione Sciola | Ph. Ettore Cavalli