Tra pietre sonore e memoria: Maria Sciola nell’intervista per i Fratelli Cellino
Custodire un’eredità artistica significa mantenerne viva la memoria, ma anche continuare a raccontarla. È il compito che Maria Sciola svolge ogni giorno alla guida del Giardino Sonoro – Museo all’aperto Pinuccio Sciola e della Fondazione che porta il nome del celebre scultore sardo.
La sua testimonianza è al centro dell’intervista realizzata dai Fratelli Cellino nell’ambito del progetto nato per celebrare i settant’anni di attività dell’azienda e dedicato alle storie di donne e uomini che, con il proprio lavoro, contribuiscono a custodire e valorizzare il patrimonio culturale della Sardegna.
Passeggiando tra le opere del Giardino Sonoro di San Sperate, Maria Sciola accompagna il racconto della figura del padre, artista capace di rivoluzionare il linguaggio della scultura contemporanea attraverso le celebri pietre sonore. Un percorso che per lei ha anche una dimensione personale, avendo condiviso con Pinuccio Sciola gli ultimi anni della sua attività artistica come collaboratrice e custode del suo lavoro.
«La Sardegna è la più bella scultura al centro del Mediterraneo», ricordava spesso l’artista. Una frase che, nell’intervista, Maria indica come la chiave per comprendere il suo percorso creativo. Nonostante la formazione nelle più importanti accademie europee, Sciola scelse infatti di tornare a San Sperate e di costruire proprio lì il centro della sua ricerca artistica.
Nel Giardino Sonoro, nato nell’antico agrumeto di famiglia, le opere convivono con la natura che le ha ispirate. Oltre settecento sculture raccontano una visione nella quale arte e paesaggio sono inseparabili. Le pietre sonore, le Vele, i Semi e le Spighe diventano così non solo opere d’arte, ma strumenti per leggere il territorio e la cultura dell’Isola.
«Mio padre ha studiato nelle più grandi accademie d’Europa, ma è sempre tornato nella sua terra, nel suo paese, trasformando il suo piccolo centro agricolo in un museo a cielo aperto», racconta Maria Sciola.
Nelle sue parole emerge anche la missione che oggi anima la Fondazione Sciola: promuovere nel mondo l’opera dell’artista senza mai separarla dal contesto che l’ha generata. Un concetto che richiama una delle frasi più celebri del maestro: «Per comprendere il mio messaggio dovete venire nei miei luoghi».
Per Maria Sciola, infatti, l’esperienza diretta resta fondamentale. «Soltanto respirando e vivendo certe emozioni dal vivo, esse possono diventare indelebili nella nostra mente e, magari, migliorare la nostra vita», afferma nell’intervista.
Il racconto raccolto dai Fratelli Cellino restituisce così il ritratto di una donna impegnata a preservare un patrimonio artistico unico e, allo stesso tempo, una riflessione sul valore delle radici. Un tema che accomuna il percorso della famiglia Sciola e quello dell’azienda sarda, che attraverso il progetto dedicato ai suoi settant’anni ha scelto di dare voce a personalità capaci di tramandare saperi, tradizioni e innovazione.
Un dialogo tra arte, territorio e identità che trova nel Giardino Sonoro uno dei suoi simboli più rappresentativi.
Guarda l’intervista a Maria Sciola per i Fratelli Cellino
https://www.instagram.com/reel/DW3nQ0qDapI/


